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giovedì 11 febbraio 2021

Classica chiacchierata #2, Anna Karenina

Classica chiacchierata #2

Anna Karenina

Quando ho iniziato Anna Karenina avevo già di base altissime aspettative, ma non credevo che leggendolo le avrebbe soddisfatte e anche superate: ciò a cui mi sono approcciata, usando poche parole per descrivere questo grande pezzo di letteratura, ho scoperto essere un romanzo sulla vita e IL romanzo di tutti i romanzi. Probabilmente in futuro troverò altri libri che sapranno eguagliare la grandezza di questa storia, ma per ora rimane indiscussa opera d'arte che eclissa quasi tutti i romanzi che ho letto in precedenza.
Sicuramente, se non è possibile paragonare i romanzi contemporanei ad un classico, Anna Karenina spicca su tutti gli altri romanzi dei secoli precedenti e, per le tematiche e per come Tolstoj le argomenta, si dimostra particolarmente attuale, senza tempo. Anche se alcune dinamiche adattate ai giorni nostri sono sicuramente anacronistiche, per sommi capi il tutto si adatta ed è solo grazie alle doti dello scrittore che non solo ci fa un ritratto ottimo della società borghese russa del tempo, ma sa, col suo stile magistrale, incantare il lettore e renderlo partecipe della vita di questi uomini e donne che durante il corso della storia non solo hanno articolate riflessioni sulla vita e la realtà che li circonda, ma riescono, se non tutti alcuni, ad arrivare ad un punto in cui riescono a distendere i nodi problematici sulla loro esistenza.

giovedì 18 ottobre 2018

#TrishTalk: Settembre 2018

#TrishTalk: Settembre 2018

Insomma, passiamo da aprile direttamente a settembre.
Tra esami e vacanze, il blog è andato sul serio in vacanza! Ma, con l'inizio dell'università, di settembre in generale, la mia routine ha ripreso a funzionare. Proprio ieri ho comprato una nuova agenda che non vedo l'ora di mostrarvi!
Programmare ogni secondo della mia vita è diventato VITALE. Ma ora veniamo ai consigli di questo mese.

Trish talks about... Books: La capanna dello zio Tom


Dalla serie segnalazione di classici americani (per chi mi segue su Instagram sa più o meno di cosa parlo, ve ne ho indicato uno non ancora nemmeno aperto), oggi ne consiglio uno che ho letto non proprio recentemente.
La capanna dello zio Tom è un romanzo molto toccante il cui tema principale è il commercio degli schiavi e la segregazione razziale negli Stati Uniti: il protagonista è Tom, un uomo nero che vive con sua moglie e i suoi figli a servizio di una famiglia bianca con cui si trovano in perfetta armonia. Una situazione fortunatissima dato che tra i due nuclei famigliari vige il rispetto reciproco: tutto cambia quando Tom è costretto ad andare via dalla sua casa perché viene venduto ad un trafficante di schiavi.
Il libro fu pubblicato nel 1852 per la prima volta e sembra abbia alimentato la causa abolizionista di quegli anni: lo stesso Abraham Lincoln incontrò la Stowe (l'autrice del libro) all'inizio della guerra civile americana e dichiarò:"Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra".

domenica 17 dicembre 2017

Recensione "Il giovane Holden, J.D. Salinger"

Recensione "Il giovane Holde, J. D. Salinger"

Edizione: Einaudi, 2014
Note sull'autore: J. D. Salinger, all'anagrafe Jerome David Salinger (New York, 1º gennaio 1919  Cornish, 27 gennaio 2010), è stato uno scrittore statunitense.
È divenuto celebre per aver scritto Il giovane Holden (The Catcher in the Rye), romanzo di formazione che ha riscosso un'enorme popolarità fin dalla sua pubblicazione, nel 1951, per poi divenire un classico della letteratura americana.
I temi principali nei lavori di Salinger sono la descrizione dei pensieri e delle azioni di giovani disadattati, la capacità di redenzione che i bambini hanno su questi, e il disgusto per la società borghese e convenzionale. Salinger fu uno degli ispiratori del movimento letterario della Beat Generation, insieme ad altri autori.
Salinger partecipò poco più che ventenne alla seconda guerra mondiale e fu tra i primi soldati americani ad entrare in un lager nazista, esperienza che lo segnerà emotivamente. Nel 1953 lasciò la sua città, New York, andando a vivere a Cornish riducendo progressivamente i contatti umani fino a vivere praticamente da recluso a partire dal 1980, forse a causa della difficoltà ad adattarsi alle luci della ribalta.
Salinger era conosciuto per la sua natura schiva e riservata, e spesso venne descritto come un misantropo; nell'arco di cinquant'anni ha rilasciato pochissime interviste: ad esempio nel 1953 ad una studentessa per la pagina scolastica The Daily Eagle di Cornish, nel 1974 a The New York Times (la sua ultima intervista). Non effettuò apparizioni pubbliche, né pubblicò nulla di nuovo dal 1965 (anno in cui apparve sul New Yorker un ultimo racconto) fino alla morte, benché, secondo molte testimonianze, avesse continuato a scrivere.

Trama: Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Recensione: Il giovane Holden non è sicuramente il libro che mi aspettavo, ma non mi ha assolutamente delusa. Leggendo un "classico americano" è normale non avere alte aspettative sullo stile perché una linea comune che hanno quasi tutti gli scrittori americani è la brevità, la concisione e l'incredibile attitudine a narrare in maniera coinvolgente.

Quindi parto parlando dello stile di questo libro che, nonostante non abbia deluso le mie solite "aspettative sugli autori americani", ho trovato troppo distante dalla narrazione classica: non mi è per niente piaciuto, ma è un gusto personale. L'uso del gergo parlato in un libro è una cosa che mi fa storcere abbondantemente il naso, però... C'è un però.
Nonostante ci siano espressioni come:"stramaledetto", "eccetera eccetera", "santiddio", "né niente", "una volta" (davvero troppissime volte) ho apprezzato la scelta dell'autore.

Questo libro è la mente del protagonista riportata su carta, durante la narrazione abbiamo delle piccole anticipazioni di ciò che verrà detto più esplicitamente nel finale, ma possiamo tranquillamente capire che il protagonista, Holden Cautfield, è affetto da una malattia: scopriremo che ha subito diversi traumi e ci sembrerà quasi normale che si comporti in una certa maniera e che pensi determinate cose.

Percepiamo il profondo disgusto dell'autore verso la figura del borghese medio, verso quelle persone che si dimostrano troppo poco sensibili verso gli altri o che ostentano ipocrisia: questa è la parola chiave, quella che caratterizza quasi tutte le persone che incontra Holden sulla sua strada.
A momenti ci resto secco. Poi lui e la vecchia Sally si sono messi a parlare di un sacco di conoscenze in comune. Uno dei dialoghi più ipocriti che abbiate mai sentito. Tutti e due che si sforzavano di farsi venire in mente il più in fretta possibile dei nomi di posti, poi qualcuno che ci vivesse, dopodiché giù a snocciolare il nome. Quand'è arrivato il momento di tornare a sedersi, ero a tanto così dal vomitare.
Questo è sicuramente uno dei temi che ho apprezzato di più dell'intero libro. Già in passato, mi era piaciuto molto Città di carta di John Green (qui la mia recensione) non tanto per la storia o i personaggi, quanto per il messaggio che lanciava (ma che non ha mai approfondito a pieno): ogni cosa è caduca, le persone danno troppa importanza a cose materiali o al lavoro per vivere sempre la stessa vita senza aspirare a qualcosa di più profondo, ci si accontenta di vivere in una piccola e squallida realtà di paese di provincia o di una grande città perché va bene così, perché tutti fanno così e pur di essere accettati dagli altri si accetta questo compromesso.

Holden, nonostante il suo rammarico e la sua tristezza profonda, è un personaggio che si rifiuta di vivere in questo cliché, vuole andare via da quella realtà meschina che lo vuole schiavo di un ingranaggio che lui non riesce a capire.
Holden preferirebbe che tutti fossero come sua sorella, la piccola "vecchia Phoebe" che è intelligente e diretta, l'unica che sembra far breccia nel cuore del protagonista: in effetti, chi può mai aver incontrato un bambino capace di essere ipocrita? 
Avrei messo la regola che nessuno poteva fare cose da ipocrita, quando veniva a trovarmi. Se solo uno provava a fare una cosa da ipocrita, doveva andarsene.
In sostanza, è un libro che a lettura finita mi ha lasciata molto perplessa, ma qualche giorno di riflessione mi hanno fatto apprezzare questo classico senza tempo, che ha sicuramente molto da insegnarci in questa che più di qualunque altra potrebbe essere l'era dell'ipocrisia.

 VALUTAZIONE:


martedì 24 ottobre 2017

Classica Chiacchierata #1, Cime Tempestose

Classica Chiacchierata #1

Cime tempestose

Ciao a tutti readers! Con oggi inizia una nuova rubrica che ho deciso d'intitolare:"Classica Chiacchierata" e che incentrerò su un classico e che avrà una cadenza mensile!
Non ho ritenuto opportuno fare delle normali recensioni sui classici, ma volevo impostare una semplice, per l'appunto, "chiacchierata" dove espongo in poche e semplici parole il mio pensiero,
facendo qualche parallelismo tra passato e presente, temi del libro che si ripetono nella letteratura contemporanea e, quindi, le ripercussioni che oggi possiamo osservare.



Oggi vi porto Cime Tempestose, il romanzo di Emily Bronte: iniziai a leggerlo più di un anno fa nell'edizione della Newton Compton, la Minimammut, ma ricordo di averlo abbandonato proprio quando Ellen, la nostra impavida e dolce governante, una solida costante in questo romanzo (e che io azzarderei ad identificare come l'autrice stessa), inizia il suo racconto, la tempestosa storia che lega Heathcliff e Catherine Earnshaw.

I tratti del mondo e dei personaggi che Bronte porta alla luce in questo romanzo, sono grezzi e bruti: ciò che possiamo osservare è la brutalità più assoluta, soprattutto del protagonista, Heathcliff, che è una vera e propria "anima nera", assetata dal desiderio di vendetta e che compirebbe le azioni più sconsiderate e maligne pur di, letteralmente, rovinare la vita delle persone che, in qualsiasi modo, volenti o nolenti, gli hanno reso più difficile l'esistenza.

Del libro ho preso l'edizione per ragazzi, edita da Mondadori questa volta, per rendere la lettura, già ardua, più piacevole e scorrevole: sono molto felice di dire che in effetti questo stratagemma mi è stato utile e se non fosse stato per la traduzione più scorrevole, ma che a quanto ho notato è fedele alla trasposizione originale, probabilmente non sarei riuscita a terminarlo.
Non solo, però, per la traduzione astrusa della Newton Compton, ma soprattutto, come poi ho visto in queste ultime settimane, per i personaggi: li ho odiati tutti, dal primo all'ultimo.
Eccezion fatta per la fedele ed intelligente Ellen (aka Nelly).

Chi per un motivo, chi per un altro, sono tutti detestabili: alcuni stupidi, altri noiosi, viziati, iracondi, violenti, ingiusti, CATTIVI (e quest'ultimo aggettivo lo sottolineerei più e più volte). Avrei voluto tanto scaraventare il libro contro il muro più di una volta, ma mi sono trattenuta solo perché sapevo quali fossero le reali intenzioni della Bronte: farci comprendere la differenza tra un amore sano e uno corrisposto solo per metà, la differenza tra una persona buona con coscienza e un'altra priva di qualsiasi morale.

Mentre lo leggevo non potevo fare a meno di pensare al libro contemporaneo che ho avuto la (s)fortuna d'incontrare e recensire due anni fa (quanto tempo! mi sembra ieri per come mi aveva colpita la sua bruttezza!): After di Anna Todd (la mia recensione QUI).
Isabella come anche sua nipote, Cathy fanno scelte sbagliate di cui si pentiranno presto: due ragazzine che credono di sapere cos'è l'amore, ma che lo hanno scambiato per una semplice infatuazione.


è questa la profondità del romanzo che ho adorato, ora come ora è importantissimo far arrivare alle ragazze questo messaggio, immaginiamo nel passato quanto quest'opera possa essere stata d'ispirazione! Infatti i personaggi femminili sono parecchio intraprendenti, e caparbi: Ellen è stato il mio personaggio preferito fra tutti perché è sicuramente la più intelligente, se i suoi padroni avessero seguito i suoi consigli... Quante arrabbiature mi sarei risparmiata! 

Lascio ancora qualche stralcio, dispiaciuta del fatto che Anna Todd abbia ammesso di essersi ispirata a queste pagine. Credo che se l'avesse VERAMENTE letto questo libro, probabilmente non avrebbe partorito l'abominio di Hardin, che, effettivamente, assomiglia ad Heathcliff negli atteggiamenti scorbutici e violenti, MA non siamo più nell'ottocento ERGO Tessa avrebbe dovuto saper distinguere uno scimmione da una persona dotata di cervello funzionante, dati i tanti anni di evoluzione.
E invece, come sappiamo bene, non è accaduto. *shame on Tessa*

prima parte

seconda parte



Ho notato, su goodreads, una volta finito il libro, che non solo io ho avuto un esaurimento nervoso dovuto ad alcuni personaggi incapaci o vittime della cattiveria di Heathcliff, ma sono ancora più colpita che nonostante l'odio profondo nutrito un po' verso tutti i protagonisti della vicenda, si è ammesso generalmente che questo libro è un ottimo libro, che offre una prospettiva diretta e profondamente negativa verso atteggiamenti violenti e irresponsabili, oltre che altri poco critici alla circostanza.

Spero che questa rubrica abbia potuto interessarvi, alla prossima con un altro titolo!