domenica 20 maggio 2018

Recensione "Ready Player One, Ernest Cline"

Recensione "Ready Player One, Ernest Cline"

Edizione: DeA pianeta libri, 2017
Note sull'autore: Ernest Cline (Ashland, 29 marzo 1972) è uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha svolto a lungo mansioni sottopagate nel settore informatico in modo da avere molto tempo da dedicare alle sue reali passioni, ovvero internet e la cultura pop.
Nel giugno 2010 Cline ha pubblicato il suo primo romanzo, Player One. Da questo libro è stato tratto il film per la regia di Steven Spielberg.
Nel 2015 è stato pubblicato Armada, secondo romanzo di Cline.

Trama: Wade è un diciottenne solitario, sovrappeso e nerd fino al midollo: non c’è film, gioco di ruolo o videogame di oggi o di ieri che non conosca come le sue tasche. Orfano dei genitori in un 2045 devastato dalla crisi ambientale e dalle diseguaglianze sociali, vive con la zia all’ultimo piano di un bizzarro, fatiscente trailer park verticale. L’unica fonte di evasione, per lui e per gli altri miliardi di persone che popolano il pianeta ferito, è Oasis, lo sterminato universo virtuale a cui si accede grazie a un visore e un paio di guanti aptici. Quando il creatore e proprietario di Oasis, James Halliday, noto cultore e nostalgico degli “innocenti” anni Ottanta, muore, per Wade è l’occasione di riscatto: chi meglio di lui può sperare di risolvere la serie di enigmi che Halliday ha nascosto all’interno dei mitici videogiochi della sua infanzia? Ma la I.O.I., multinazionale potente e spregiudicata, non ha alcuna intenzione di vedersi surclassata da uno sprovveduto qualunque, e, pur di mettere le mani su Oasis, si prepara a giocare una partita che più sporca e disonesta non si può. Acclamato come il primo, formidabile romanzo dell’Era digitale, Ready Player One è un vero e proprio trionfo dell’immaginazione – capace di intrattenere, stupire, emozionare ogni lettore, ma anche di farci riflettere sul futuro a cui andiamo incontro.

Recensione: L'unica ragione che mi ha dato la spinta più "sostanziosa" a leggere questo libro è stato il film tratto, appunto, da questo romanzo e diretto da Spielberg. Ne avevo sentito parlare però da Erika, di Diaryofabibliophile e da quel momento era a marcire nella mia wishlist.
Ragione più che sufficiente per leggere un libro che partiva con le più alte premesse: storia avvincente, bei valori proposti, personaggi credibili e mondo distopico.
Sono tremendamente soddisfatta di aver deciso di intraprendere la lettura di Ready Player One: era da tanto che un libro non mi teneva incollata alle pagine come ha fatto questo, e, quando ho dovuto dare una valutazione su Goodreads, per la prima volta dopo, appunto, tanto tempo, non ci ho pensato due volte e l'ho promosso a pieni voti.

Il mondo costruito da Ernest Cline è molto convincente, è un distopico nel quale non è un governo autoritario a farla da padrone, anzi, quest'ultimo ci sembra più che incapace: dopo la "crisi del petrolio", il mondo è andato in tilt, tutti hanno smesso di usare le macchine e le hanno abbandonate un po' dove capitava dando vita a vere e proprie discariche a cielo aperto.
In tutto questo la popolazione, ovviamente, non se la passa bene tra carestie e sovrappopolamento, infatti, per ottimizzare lo spazio, si vengono a creare le così dette "cataste": piccoli container sovrapposti l'uno sull'altro, abitati da decine di persone che vivono alla giornata.

L'unica via di fuga ad una realtà, che offrirebbe da sola o la dipendenza da droghe oppure un lavoro costante e alla stregua della schiavitù, è OASIS: un videogioco gratuito a realtà aumentata che permette a chiunque abbia una consolle di giocare e connettersi ad un universo ricco di possibilità, di mondi da esplorare e avventure da vivere in prima persona.
Pian piano quindi OASIS è diventata "la realtà quotidiana", implementando scuole e uffici; tuttavia questa favola ad occhi aperti potrebbe vedere la parola fine perché un'azienda molto ricca quanto senza scrupoli, la IOI, cerca di appropriarsi della GSS (l'azienda che ha prodotto OASIS), e riempirla di servizi a pagamento obbligatori, attraverso un Easter egg lasciato dal creatore del videogioco, James Halliday: chiunque riesca a decifrare gli enigmi e quindi trovare le 3 chiavi, superando molte prove tutte a tema anni '80, e ad aprirci 3 porte differenti otterrà la direzione dell'azienda e la sua cospicua eredità.



Dopo questa breve sinossi ecco il punto: questa volta non c'è un governo opprimente, bensì un'azienda malvagia, la IOI, che vuole appropriarsi non del mondo reale, ma di un mondo virtuale, diventato per altro l'unico mondo vivibile.
Esattamente come tanti altri distopici, l'oppressore è cosciente di fare del male ma come tale si ritiene legittimato a compiere tutte le azioni più spregevoli in nome del potere, a discapito, ovviamente, della gente in genere, pedine sacrificabili nella loro ascesa inarrestabile.

Un quadro completo e dettagliato che va ad intrecciarsi con i protagonisti della storia, vittime di questa azienda: Wade è un giocatore "genuino" che ha preso a cuore la sfida di Halliday, a lui, come ai suoi amici, interessa giocare, il premio è soltanto un contorno.
I personaggi ci appaiono veri e soprattutto umani, nel caso di Wade esploriamo il suo modo di essere fino in fondo, è un ragazzo normalissimo, insicuro ma molto capace che dimostra nei momenti di seria difficoltà una grande intraprendenza. Wade è anche giusto, ma molto avventato, infatti spesso si fa "prendere troppo" dalle emozioni.
Potrei spendere altrettante righe per gli altri personaggi principali come Art3mis e Aech, ma non lo farò perché altrimenti parlerei solo dei personaggi! Sappiate solo che anche loro due sono ben caratterizzati.

Nonostante lo stile dell'autore non sia molto elaborato, con varie digressioni durante il racconto, riesce ad imprimere molto bene le personalità dei personaggi e non solo: le ambientazioni, il mondo virtuale, l'aspetto esteriore dei personaggi, e in particolare i videogiochi che, per chi non li conosceva tutti come me, sono visibili almeno in parte nella mente di chi legge.
La storia è appassionante e l'idea di avere un universo d'infinite possibilità nel quale immergersi ogni volta che si può è a dir poco accattivante.
Quando l'ho finito mi è dispiaciuto molto perché avrei voluto passare qualche momento in più con Wade (finalmente un protagonista simpatico) e con i suoi amici, oltre che in OASIS.

Tuttavia non è possibile e l'autore, mandandoci un messaggio molto chiaro attraverso il creatore del videogame, Halliday, ci dice chiaramente come non sia salutare distaccarsi totalmente dalla realtà perché alla fine è l'unica cosa che conta.
"Ho avuto paura per tutta la mia vita. Fino al momento in cui ho saputo che stava finendo. Solo a quel punto ho compreso che, per quanto terrificante e dolorosa possa essere la realtà, è l'unico posto in cui si può trovare la vera felicità. Perché la realtà è reale. Mi capisci?"
Ultima noticina che sento di specificare è l'abissale differenza con il film: entrambi mi sono piaciuti ma, ovviamente, il libro ha un posticino privilegiato, è molto più "ricco" rispetto al film.
Innanzitutto, la versione cinematografica è più una "favola", si percepisce appena la decadenza del mondo reale e la malvagità della IOI, che ci appare un po' goffa, quasi come un cattivo dei film per famiglie. Per capirci meglio, mi riferirei in particolar modo a loro due:


Le relazioni tra i personaggi sono indagate molto di più nel libro, inoltre le risorse economiche di Wade in quest'ultimo appare molto più credibile, infatti nel film il protagonista è già un ottimo gunther (termine che nel libro indica un cacciatore di Easter egg) che ha abbastanza risorse economiche per intraprendere gare e teletrasporto, in realtà dato il suo ceto sociale molto basso non è così all'inizio del libro, il che ha anche più senso.

In conclusione, v'invito caldamente a leggere il libro, anche se avete visto il film: appassionati o meno di fantascienza e distopici, è godibilissimo e con una trama, mi ripeto, molto accattivante.

VALUTAZIONE:


lunedì 14 maggio 2018

#TrishTalk: Marzo 2018

#TrishTalk: Marzo 2018

Ovviamente in ritardo, ma meglio tardi che mai!
Non lascio molto spazio a questa parte introduttiva, faccio solo i soliti annunci: questo mese usciranno, spero, altri 3 post, di cui una recensione e chissà che non riesca a scriverne anche un'altra, aumentando quindi la mole dei post a 4. Aspettative troppo alte per il mio poco tempo.
Con questo iniziamo subito!
Marzo è stato un mese decisamente produttivo se vogliamo considerarlo sotto il punto di vista di film e serie TV, per questo ci sono solo "titoli del momento".
Per i libri... ho scoperto un mio nuovo preferito e non potevo esimermi dal parlarvene.

Trish talks about... Books: Blankets

Blankets è una graphic novel che mi ha stregata sin da subito con il suo modo di raccontare.
L'autore ha inserito parte (se non tutto) del suo cammino spirituale il quale è diviso in varie parti ordinate cronologicamente con però parecchi flashback che chiariscono alcune parti della storia. Craig Thompson ci parla in particolare del suo rapporto con la fede, sia da un punto di vista soggettivo che oggettivo: quindi sia come vedeva lui personalmente il suo credo, come tutt'ora lo vede e sia come una persona esterna alla vicenda avrebbe potuto osservarlo.
Nel frattempo l'autore parla anche di una storia d'amore nata, però, in ambiente ostile: fino alla fine siamo tormentati dal pensiero che questa possa trovare un lieto fine nella vita tormentata da pregiudizi e dogmi religiosi di Craig.
Dico "nel frattempo" perché questo libro non parla di una storia d'amore, ma della crescita di un uomo e di come ha affrontato i fantasmi del suo passato, i suoi saldi principi e l'entrata in scena dell'amore nella sua vita.

Trish talks about... TV Series: Una serie di sfortunati eventi


Non è che abbia ancora molto da dire su questa serie.
L'ho divorata e amata nel giro di poco, pochissimo tempo: è uscita a cavallo tra febbraio e marzo, e già a fine della prima settimana di quest'ultimo l'avevo terminata.
è stato come immergermi del tutto nelle disgraziate vicende dei tre piccoli protagonisti, nelle quali sono stati coinvolti pur essendo totalmente innocenti.
Non vi dirò altro ma vi rimando alla mia recensione totalmente priva di spoiler a questo link.

Trish talks about... Films: Ready Player one


Ebbene. Scrivo questo post avendo appena finito di leggere il libro che, vi anticipo, è completamente diverso dal, pur altrettanto bello, film targato Spielberg.
Il regista ha fatto un'ottima scelta portando sui grandi schermi questo romanzo seppur non rispettando la trama originale. Adesso mi soffermo più sul film che sul romanzo di cui presto scriverò una recensione.
La vicenda è incentrata su Wade, un ragazzo che vive nei quartier malfamati di uno stato, un mondo ormai decadente in cui tutti l'unica via di scampo dalla realtà è OASIS, videogioco inventato da un genio di nome Halliday che lascia la sua eredità (compresa la direzione del suo gioco) a chiunque troverà l'easter egg in OASIS.
Ho apprezzato tantissimo i riferimenti alla cultura pop e la storia l'ho trovata originale, il finale non mi ha convinta, la storia l'ho trovata più una "favola" che una distopia (il libro sotto questo aspetto invece è totalmente il contrario).
Nel complesso è un bel film, molto riuscito e con effetti speciali degli del suo regista: una piccola chicca dei film d'intrattenimento!
Ve lo consiglio!

Alla prossima!

domenica 22 aprile 2018

#SeriesTalk: Una serie di sfortunati eventi

#SeriesTalk: Una serie di sfortunati eventi


Tanti post in programma e così poco tempo per scriverli. Colgo l'attimo e comincio a scrivere quello che si concentra su di una mia recentissima maratona su Netflix, in più "lancio" una nuova rubrica che ho deciso avrà cadenza casuale e in cui parlerò a scelta di una serie TV e/o saga di libri di cui vorrei tanto parlarvi.
Serie in esame di questo post sarà, come anticipo nel titolo, Una serie di sfortunati eventi, ormai popolarissima serie Netflix basata sulla serie di libri omonimi di Lemony Snicket che io, tra parentesi, non ho letto.
Tengo a precisare, quindi, che non farò alcun discorso basato sulle differenze coi libri, questa sarà un semplice "recensione" (per lo più commento visto che non ho una preparazione abbastanza approfondita di cinema per scendere nei particolari tecnici) dove vi spiego perché mi è piaciuta e soprattutto i motivi per i quali molti aspetti sono oggettivamente ben fatti.

In un mondo spesso governato da corruzione e arroganza è davvero difficile trovare un'opera d'intrattenimento di qualità e bello da vedere.
Perdonate il mio riferimento banale ad una delle frasi più celebri di questa serie TV che, chiariamoci sin da subito, ha fatto breccia nel mio cuore.
Ci troviamo in un tempo non ben precisato, tantomeno abbiamo riferimenti geografici: la narrazione la definirei una favola moderna dai toni molto dark, infatti coloro che non vogliono iniziare questa serie perché ha un target abbastanza basso, fanno un errore terribile. Questa serie di sfortunati eventi è ricca di riferimenti al "mondo dei grandi" che soltanto un adulto può capire, ma la sua forza è quella di parlare con la semplicità di un bambino.


Il nostro punto di vista, non a caso, è quello dei protagonisti Violet, Klaus e Sunny, bambini vispi ed intelligenti e, non dimentichiamoci, terribilmente sfortunati. Nella prima stagione hanno dovuto affrontare la morte prematura dei loro genitori e dei cambi fin troppo repentini di tutori, a volte premurosi, altre totalmente disinteressati.
Purtroppo la storia non è tutta qui perché i nostri protagonisti sono perseguitati dal mistero che circonda la loro famiglia, ma, soprattutto, dal temuto Conte Olaf.

La prima stagione è stata un'ottima "intro": un lancio davvero intrigante, ha posto le basi ad una storia che nella seconda stagione si evolve considerevolmente. Infatti, si va più a fondo rispetto ad ogni caratteristica della serie: conosciamo meglio i personaggi, la società segreta comincia ad essere più chiara, la storia, in generale, assume toni più dark.
L'antagonista Olaf, interpretato da Neil Patrick Harris (super espressivo, un attore a mio parere molto capace), nella prima stagione ci appare quasi stupido, non troppo sveglio, con questa seconda stagione invece comincia a farci paura. Un freddo calcolatore che con i suoi omicidi e sotterfugi ci fa mangiare le mani dalla rabbia.
Una domanda echeggerà sicuramente nella vostra testa una volta terminata la seconda stagione: perché?
Perché Olaf è così determinato e cinico? Beh semplice: per la fortuna dei Baudelaire. Ebbene, lo pensavamo sicuramente tutti prima di questa stagione. Tuttavia c'è un motivo ben più oscuro che rimane ancora un mistero.

Un ulteriore miglioramento sono state le ambientazioni: ovviamente questo è merito dei libri, ma, comunque le ho trovate magnifiche, molto ben fatte, alcune davvero poetiche come ad esempio quelle de "Il vile villaggio". Vi lascio qualche immagine qui sotto giusto per farvi capire meglio cosa intendo: la scelta cromatica è parecchio suggestiva. 



Onestamente non sono riuscita a trovare dei difetti considerevoli in questa serie TV: sicuramente la prima stagione non è stata molto all'altezza di questa seconda stagione, infatti i personaggi, soprattutto i protagonisti, mi sembravano molto meccanici nella loro interpretazione.
Il mio personaggio preferito di quesa stagione è sicuramente la bibliotecaria Olivia, l'ho adorata sin da subito ed è un personaggio al quale è impossibile non affezionarsi.

"Non guardare" o "Interrompete la visione di questo episodio" sono i consigli ricorrenti del narratore Lemony Snicket all'inizio di ogni episodio: un consiglio che bisognerebbe seguire per non rimanere affranti dalle vicende della storia. Se all'inizio siete stati scettici su quanto afferma, alla fine vi ricrederete perché io per prima mi sono ripresa dall'ultimo "capitolo" non troppo presto, inoltre il desiderio di avere il resto degli episodi per saperne di più sulle sorti dei Baudelaire è non quantificabile! 

Appena finita ho subito voluto parlarne qui sul blog, è stato difficile non farlo fino ad ora, lo è stato molto meno trovare le parole di apprezzamento per questa serie targata Netflix che, ultimamente e stranamente, mi sta deludendo un po'. 
Spero che il catalogo Netflix ritorni al suo "splendore" originario perché molte serie prodotte in questo periodo sono state un po' trash e noiosette, a partire dalla mia amatissima Jessica Jones di cui, probabilmente, vi parlerò.
In conclusione, se non sapete su che serie buttarvi a capofitto o non sapete che fare nel tempo libero, vi straconsiglio Una serie di sfortunati eventi a mani basse!


martedì 13 marzo 2018

#TrishTalk: Febbraio 2018

#TrishTalk: Febbraio 2018

Quello di febbraio è stato un mese abbastanza fruttuoso sicuramente a livello di film e serie TV, purtroppo non posso dire la stessa cosa per i libri che sono stati molto pochi... uno a dire la verità!
Spero che marzo sarà un mese più fortunato per le mie letture, ho già molti (troppi) libri pronti sul comodino e spero di riuscire a leggerli e a parlarvene, se non di tutti, di almeno la maggior parte!

Trish talks about... Books: Il meraviglioso mago di Oz


Ho sempre e solo conosciuto il film per questo motivo avevo sempre snobbato il libro, pur avendolo sempre sottomano nella mia libreria, pur avendo sempre sentito, ma mai ascoltato davvero, le esortazioni di mia madre a leggerlo.
Quindi, non ricordo bene in che anno, ho tirato fuori questo libro dal dimenticatoio e l'ho letto: devo dire, non è rimasto impresso nella mia memoria, però immergermi nelle ambientazioni descritte dall'autore è stato entusiasmante. è molto schematico perché ogni capitolo affronta un' "avventura" diversa, una parte del viaggio che Dorothy deve affrontare per riuscire a tornare a casa.
Sinceramente non vedo l'ora di rileggerlo perché molte cose, ahimè, le ho scordate, e, nel frattempo, volevo consigliarvi questo classico della letteratura per ragazzi qualora non l'aveste letto.


Trish talks about... TV Series: Dark



Dark. Io non so, onestamente cosa posso o non posso dirvi di questa serie TV: sicuramente è una tra le più geniali e ansiogene uscite nell'ultimo periodo (se non proprio da sempre).
Non ci sono davvero difetti consistenti in questa serie, come prima stagione ha ingranato benissimo, i personaggi sono tantissimi e all'inizio si fa un po' di confusione nel capire le dinamiche famigliari, gli intrecci e (maledizione) i nomi!
Appena finite la serie dubiterete degli alberi genealogici della vostra e di tutte le famiglie che vi circondano e, soprattutto, rimarrete affascinati come con quanta maestria siano riusciti a registrare una serie che ha come tema principale i viaggi nel tempo. 


Trish talks about... Film: Black Panther



Oramai è nota la mia ossessione per l'universo Marvel e, dopo una piccola delusione dopo l'ultimo film di Thor (che comunque rimane un valido film d'intrattenimento), sono andata al cinema a vedere l'ultimo dei film usciti, ossia Black Panther.
Con questo primo capitolo abbiamo un "ritorno alle origini" dei film Marvel: dopo molti titoli innovativi e totalmente diversi dai soliti filoni (vedi Spiderman Homecoming, I guardiani della galassia e DeadPool), vediamo sul grande schermo qualcosa di meno insolito ma che non delude assolutamente le aspettative.
Un po' mi mancava la storia classica dell'eroe e dell'antagonista inaspettato, della morte significativa e dei segreti nascosti e inaspettati. Nonostante un ritorno al passato, vengono affrontati nuovi temi e novità significative: primato afroamericano, cariche importanti investite per lo più da donne, inoltre le cariche statali e l'attenzione alle questioni territoriali hanno reso il film più realistico, infatti sarebbe stato inutile avere un personaggio protagonista re di uno stato e poi non vedere realmente alcune questioni di vitale importanza per quest'ultimo essere totalmente snobbate.

venerdì 2 marzo 2018

Recensione "Le assaggiatrici, Rossella Postorino"

Recensione "Le assaggiatrici, Rossella Postorino"

Edizione: Feltrinelli, 2018
Note sull'autrice: Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) è cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula, incluso nell'antologia Ragazze che dovresti conoscere(Einaudi Stile Libero, 2004). Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici(Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).

Trama: "Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame." Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando?La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.

Recensione: Ho terminato questo libro abbastanza faticosamente, non per colpa di quest'ultimo, fortunatamente, nonostante comunque il ritmo s'imponga come primo elemento da trattare nella mia recensione, a quanto pare.
Non procede spedito, ma dobbiamo anche capire in che anno ci troviamo per non ricadere in una critica inutile: le vicende avvengono tra il '44 e il '45, la guerra ormai è quasi finita, ma solo noi lettori possiamo saperlo. Ci troviamo in Germania e Rosa, a casa dei suoi suoceri, sta solo aspettando che suo marito torni dal fronte per riabbracciarla e tornare finalmente a Berlino: purtroppo però, non per sua volontà, riceve un incarico speciale, uno che non aveva mai chiesto di compiere ma che a suo malgrado, deve e che le cambierà la vita radicalmente.
Assaggiatrice ufficiale di Hitler: Rosa rischierà di morire per tutta la durata della permanenza del Führer a Gross-Partsch.

Come potete immaginare non è un romanzo semplice da articolare e tenere in piedi, però io ritengo che l'autrice ci sia riuscita. Il ritmo è adeguato al tipo di narrazione che si affronta: Rosa viene pagata per rischiare di morire, o ancora meglio, per morire al posto di un'altra persona che, chi dice abbia più valore di lei?
Il romanzo è quello che io definirei introspettivo, e qui tutti gli onori ad un libro che riesce pienamente sotto questo aspetto: Rosa è un personaggio approfondito, coerente e umano. In realtà tutti i personaggi sono ben delineati e completi, anche se qualcuno ci appare un po' più criptico, non viene assolutamente lasciato al caso, nel suo insieme l'alone di mistero ha un senso.

Torno a concentrarmi sull'aspetto introspettivo del romanzo che, credo, sia la parte più importante. Avevo paura che il libro diventasse troppo pesante o, prima di iniziarlo, temevo fosse troppo riduttivo o superficiale: la nostra protagonista, nonostante un compito difficile, il segreto che deve mantenere e le continue pressioni che riceve da parte non solo dei superiori ma anche dalle sue compagne, che la percepiscono come un "outlander", quasi un nemico, deve anche digerire la notizia della sparizione di suo marito. 
Questo evento la strazia e la rende apatica. Rosa sognava una famiglia e un marito amorevole, finalmente era così vicina ad ottenere ciò che aveva sempre desiderato che la guerra glielo porta via. è la triste realtà che molte donne hanno dovuto affrontare e che molte di loro non sono riuscite a superare. 

Il conflitto di Rosa diventa anche nostro e ci coinvolge coi suoi sogni, i suoi sentimenti e i suoi pensieri tormentati. Lei non potrà essere più la stessa dopo questa guerra che ha distrutto i suoi sogni e che l'ha resa inevitabilmente, e inesorabilmente, una donna diversa. Una persona diversa.
Dovremmo anche immaginare quanto il fatto di essere delle donne in quell'epoca potesse essere svantaggioso con un regime dittatoriale e soldati senza scrupoli e violenti.
Penso che anche questo punto sia ben approfondito, possiamo osservare durante tutta la durata del romanzo una contrapposizione cruda tra "l'emisfero" femminile e quello maschile: mi ha fatto pensare a quanto adesso le donne siano più fortunate ad essere così emancipate e a godere di tanti diritti, tra cui quello di parola, il più importante a parer mio.

In sintesi, il romanzo rimane coerente fino alla fine con quando afferma durante tutta la narrazione, i pensieri e i problemi di Rosa non sono esposti unicamente per "dare effetto" al romanzo, anzi, tutte le vicende che vive la segnano profondamente e alla fine capiamo quanto siano state gravi queste ferite, ancora aperte, anche a incubo finito.
La nostra è una protagonista succube, che non riesce a trovare altra soluzione che chiudersi in sé stessa, davanti "ad un terreno" arido, che non l'accoglierebbe qualora lei volesse esternare il suo vissuto travagliato e le sue sofferenze.
Solo nel settembre 2014 l'ultima delle assaggiatrici di Hitler, Margot Wolk, ancora in vita rende pubblica la sua esperienza: muore poco dopo e quindi non sapremo mai la sua storia, tuttavia il suo silenzio, durato per tutta la sua vita, dovrebbe farci capire quanto questa esperienza possa essere stata traumatica per lei. Proprio per questo ho apprezzato molto l'introspezione di questo romanzo che si lascia, sì, trasportare da alcune vicende tipiche di un'opera romanzata appunto, ma che non diventa troppo "finto" e superficiale lasciandoci dell'amaro in bocca, come in un po' tutte, ammettiamo, le storie di guerra che ci capita di leggere o ascoltare.

VALUTAZIONE:



giovedì 22 febbraio 2018

Harry Potter Tag

Harry Potter Tag


Da quando ho finito di leggere la serie di Harry Potter, non faccio che pensare al fatto che voglio assolutamente parlarne con quante più persone possibili.
Avevo intenzione di iniziare una nuova rubrica che mi permettesse di parlarvi delle serie appena concluse, senza dilungarmi in recensioni su recensioni di serie di libri (che, ammettiamolo, ammorberebbero a morte), con le dovute eccezioni, ovviamente.
Non ho sentito il bisogno di recensire la serie di Harry Potter libro per libro, prima di tutto perché sono ben 7 libri, e poi avrei ripetuto per lo più le stesse cose in tutte le recensioni.
Ho optato per questo tag per ragioni semplicissime: è facile, veloce e anche molto diretto!
Per cui, bando alle ciance, iniziamo!

1. Libro preferito?


Iniziamo già con una domanda difficile XD
Parto col dire che io adoro tutti i libri della saga, ma quello che secondo me è scritto meglio fra tutti, un po' anche il più completo è l'Ordine della fenice.
L'analisi dei personaggi, il tema della morte, dell'amicizia e dell'amore sono trattati benissimo e in maniera impeccabile dalla Rowling: in questo libro si è superata a mio parere.

2. Film preferito?


Non ne ho uno, bensì 2: Il prigioniero di Azkaban e Il principe mezzosangue. Mi piacciono entrambi tantissimo, il primo è fedele al libro oltre che scritto e girato magnificamente, il secondo invece segue una linea più ironica, non si prende troppo sul serio insomma.
Li rivedrei miliardi e miliardi di volte!

3. Libro piaciuto di meno?


Qui rispondo a mani basse e senza alcun indugio con I doni della morte. È stato sicuramente il libro più lento fra tutti, ma, nonostante capisca la necessità dell'autrice, ho apprezzato più i due film a dirla tutta: la fine dell'ottavo sembra più completa. 
Il vero problema è che mi aspettavo un epilogo più corposo, che ci desse più informazioni sul futuro dei nostri maghetti, carpiamo poche e fugaci informazioni in realtà: grazie a dio c'è pottermore perché altrimenti molte cose sarebbero state lasciate un po' al caso.

4. Film piaciuto di meno?


Questa domanda sinceramente l'ho aggiunta io, unicamente per rendere il tag un po' più completo: il film che mi è piaciuto meno fra tutti è sicuramente l'Ordine della fenice.
Già prima di leggere i libri non mi piaceva affatto, lo trovavo frettoloso e scritto male, come ho potuto constatare leggendo il libro è davvero così: troppe cose importanti ignorate completamente, personaggi poco approfonditi e storia semplificata, sì, un passaggio necessario per la trasposizione, ma in questo caso, secondo me, è stato troppo accentuato.
Per di più dovrebbe essere la trasposizione del mio libro preferito della saga, quindi immaginate che delusione!

5. Parte dei libri/film che ti ha fatto piangere?


Per i film non ho pianto, sono quel tipo di persona che molto raramente si emoziona per film/libri, però devo ammettere che ho versato qualche lacrimuccia per la fine del quinto libro...
La parte dello specchietto di Sirius non l'ho potuta proprio affrontare.

6. Se potessi incontrare uno qualsiasi dei personaggi, quale sarebbe?

Mmh... Domanda molto difficile, probabilmente Hermione, ma anche Silente mi affascina molto: uno dei maghi più potenti al mondo e la sua aria misteriosa lo rendono molto accattivante.

7. Personaggio preferito?


Hermione! Nonostante alcuni momenti in cui è decisamente insopportabile anche per me, è la più saggia e giusta, sa sempre cosa fare e ha insegnato tanto anche a me.

8. Quale sarebbe il tuo patronus?

Non ne ho la più pallida idea, dopotutto lo capisci solo quando ne evochi uno, no?

9. Se potessi avere uno dei dono della morte, quale sarebbe?

Il mantello dell'invisibilità mi farebbe molto comodo...

10. In quale casa finiresti?

Beh, probabilmente con me il "cappello parlante" ci avrebbe messo un po' più del previsto, mi piacerebbe molto Grifondoro, Corvonero e Serpeverde però mi rappresenterebbero di più, Tassorosso è stata una delle ultime case in cui Pottermore mi smistò... Mistero.

11. Se potessi incontrare un membro del cast, quale sarebbe?


Altra risposta ovvia: Emma Watson. È un'attrice amante della lettura, sarebbe interessante farci una chiacchierata.

12. Siete rimasti felici alla fine?


Dopo domande un po' sciocche, approfitto di questa per esprimere un po' le mie impressioni finali sulla saga.
Come già ho accennato prima, il finale è stato un po' troppo frettoloso, nell'epilogo soprattutto, non mi ha delusa, sicuramente, e questa è una saga che mi rimarrà nel cuore per sempre. Se non l'avete mai letta, mi appello al vostro buon senso: nonostante l'inizio sia un po' infantile, ma comunque godibilissimo (ho divorato i primi tre nel giro di qualche giorno), vi assicuro che la narrazione diventa sempre più matura ed acquista, libro dopo libro, toni sempre più dark; i temi della morte, abbandono, amicizia e amore sono trattati magnificamente e con una delicatezza esemplare. 
I personaggi sono sicuramente il punto di forza di questa saga meravigliosa: crescono con i libri, imparano dai loro errori e penso sia essenziale seguire passo passo la maturazione dei personaggi in questo tipo di saghe. 
L'unico personaggio che solo da un momento all'altro acquista più visibilità, rimanendo troppo nell'ombra secondo me durante tutta la saga, è Ginny. 
Secondo me per il rapporto che poi instaurerà con Harry, avrebbe dovuto essere un personaggio più approfondito, tuttavia la Rowling riesce a tratteggiare il suo carattere in poche righe: come al solito, impariamo dalla Rowling.
Sunto: il finale mi ha lasciata con l'amaro in bocca, non posso dire però che sia stato totalmente deludente, anzi, è una saga scritta benissimo, che non ha buchi di trama (non lascia niente al caso) e che, soprattutto, ha creato un mondo che ha tanti rimandi alla filosofia e alla letteratura. 

13. Quanto significa Harry Potter per te?

Il mio più grande errore probabilmente è di non aver letto la saga sin da bambina, l'avrei preferito, considerando l'impatto emotivo di questa serie. 
Harry Potter mi ha fatto capire COME si scrive un libro, o serie, per ragazzi, COME si trattano realmente alcuni temi delicatissimi e non può che far sfigurare davanti a lui altri libri Young-adult. 


Credits©: i disegni sono stati prelevati da viria13

lunedì 19 febbraio 2018

Blogger Recognition Award

Blogger Recognition Award


Solo dopo essermi resa conto che questo NON era il Liebster Award, avrei piuttosto rinunciato a fare questo post, MA volevo tanto ringraziare le due blogger che mi hanno gentilmente nominata:

Data la carenza di tempo e le domande che sono praticamente identiche a quelle a cui ho risposto alcuni mesi fa, vi rimando al mio vecchio post dove potere leggere le mie risposte che, oggi, rimangono le stesse!

Taggo con piacere chiunque stia leggendo questo post, se voleste riproporre questo "Award" sul vostro blog, queste sono le domande a cui rispondere:
  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo Blog;
  2. Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento;
  3. Raccontare la nascita del proprio Blog;
  4. Dare consigli ai nuovi blogger;
  5. Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento;
  6. Commentare sul Blog di chi ti ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo (anche sulla pagina Fb).
Scusatemi per il breve post, molto fugace ecco, però ci tenevo a ringraziare questi due blog e a invitarvi a rispondere a questo piccolo "tag".

Vi ricordo che ho attivato la Newsletter, per iscrivervi cliccate l'immagine qui sotto: