domenica 17 dicembre 2017

Recensione "Il giovane Holden, J.D. Salinger"

Recensione "Il giovane Holde, J. D. Salinger"

Edizione: Einaudi, 2014
Note sull'autore: J. D. Salinger, all'anagrafe Jerome David Salinger (New York, 1º gennaio 1919  Cornish, 27 gennaio 2010), è stato uno scrittore statunitense.
È divenuto celebre per aver scritto Il giovane Holden (The Catcher in the Rye), romanzo di formazione che ha riscosso un'enorme popolarità fin dalla sua pubblicazione, nel 1951, per poi divenire un classico della letteratura americana.
I temi principali nei lavori di Salinger sono la descrizione dei pensieri e delle azioni di giovani disadattati, la capacità di redenzione che i bambini hanno su questi, e il disgusto per la società borghese e convenzionale. Salinger fu uno degli ispiratori del movimento letterario della Beat Generation, insieme ad altri autori.
Salinger partecipò poco più che ventenne alla seconda guerra mondiale e fu tra i primi soldati americani ad entrare in un lager nazista, esperienza che lo segnerà emotivamente. Nel 1953 lasciò la sua città, New York, andando a vivere a Cornish riducendo progressivamente i contatti umani fino a vivere praticamente da recluso a partire dal 1980, forse a causa della difficoltà ad adattarsi alle luci della ribalta.
Salinger era conosciuto per la sua natura schiva e riservata, e spesso venne descritto come un misantropo; nell'arco di cinquant'anni ha rilasciato pochissime interviste: ad esempio nel 1953 ad una studentessa per la pagina scolastica The Daily Eagle di Cornish, nel 1974 a The New York Times (la sua ultima intervista). Non effettuò apparizioni pubbliche, né pubblicò nulla di nuovo dal 1965 (anno in cui apparve sul New Yorker un ultimo racconto) fino alla morte, benché, secondo molte testimonianze, avesse continuato a scrivere.

Trama: Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Recensione: Il giovane Holden non è sicuramente il libro che mi aspettavo, ma non mi ha assolutamente delusa. Leggendo un "classico americano" è normale non avere alte aspettative sullo stile perché una linea comune che hanno quasi tutti gli scrittori americani è la brevità, la concisione e l'incredibile attitudine a narrare in maniera coinvolgente.

Quindi parto parlando dello stile di questo libro che, nonostante non abbia deluso le mie solite "aspettative sugli autori americani", ho trovato troppo distante dalla narrazione classica: non mi è per niente piaciuto, ma è un gusto personale. L'uso del gergo parlato in un libro è una cosa che mi fa storcere abbondantemente il naso, però... C'è un però.
Nonostante ci siano espressioni come:"stramaledetto", "eccetera eccetera", "santiddio", "né niente", "una volta" (davvero troppissime volte) ho apprezzato la scelta dell'autore.

Questo libro è la mente del protagonista riportata su carta, durante la narrazione abbiamo delle piccole anticipazioni di ciò che verrà detto più esplicitamente nel finale, ma possiamo tranquillamente capire che il protagonista, Holden Cautfield, è affetto da una malattia: scopriremo che ha subito diversi traumi e ci sembrerà quasi normale che si comporti in una certa maniera e che pensi determinate cose.

Percepiamo il profondo disgusto dell'autore verso la figura del borghese medio, verso quelle persone che si dimostrano troppo poco sensibili verso gli altri o che ostentano ipocrisia: questa è la parola chiave, quella che caratterizza quasi tutte le persone che incontra Holden sulla sua strada.
A momenti ci resto secco. Poi lui e la vecchia Sally si sono messi a parlare di un sacco di conoscenze in comune. Uno dei dialoghi più ipocriti che abbiate mai sentito. Tutti e due che si sforzavano di farsi venire in mente il più in fretta possibile dei nomi di posti, poi qualcuno che ci vivesse, dopodiché giù a snocciolare il nome. Quand'è arrivato il momento di tornare a sedersi, ero a tanto così dal vomitare.
Questo è sicuramente uno dei temi che ho apprezzato di più dell'intero libro. Già in passato, mi era piaciuto molto Città di carta di John Green (qui la mia recensione) non tanto per la storia o i personaggi, quanto per il messaggio che lanciava (ma che non ha mai approfondito a pieno): ogni cosa è caduca, le persone danno troppa importanza a cose materiali o al lavoro per vivere sempre la stessa vita senza aspirare a qualcosa di più profondo, ci si accontenta di vivere in una piccola e squallida realtà di paese di provincia o di una grande città perché va bene così, perché tutti fanno così e pur di essere accettati dagli altri si accetta questo compromesso.

Holden, nonostante il suo rammarico e la sua tristezza profonda, è un personaggio che si rifiuta di vivere in questo cliché, vuole andare via da quella realtà meschina che lo vuole schiavo di un ingranaggio che lui non riesce a capire.
Holden preferirebbe che tutti fossero come sua sorella, la piccola "vecchia Phoebe" che è intelligente e diretta, l'unica che sembra far breccia nel cuore del protagonista: in effetti, chi può mai aver incontrato un bambino capace di essere ipocrita? 
Avrei messo la regola che nessuno poteva fare cose da ipocrita, quando veniva a trovarmi. Se solo uno provava a fare una cosa da ipocrita, doveva andarsene.
In sostanza, è un libro che a lettura finita mi ha lasciata molto perplessa, ma qualche giorno di riflessione mi hanno fatto apprezzare questo classico senza tempo, che ha sicuramente molto da insegnarci in questa che più di qualunque altra potrebbe essere l'era dell'ipocrisia.

 VALUTAZIONE:


4 commenti:

  1. Mi ha sempre incuriosito questo romanzo. Uno dei miei autori preferiti, Murakami Haruki, ne parla spesso molto bene nei suoi libri..
    Forse l'anno prossimo lo leggerò anch'io :)

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    1. Te lo consiglio! È praticamente considerato un classico!

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  2. Ho sempre voluto leggerlo, ma non ho mai trovato il tempo... ma prima o poi ce la farò ;)

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    1. te lo consiglio, sicuramente come stile di scrittura non è il massimo però fa riflettere, insomma non lascia indifferenti!

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